I primi contenitori per il vino erano in terracotta nelle zone mediterranee ed in legno nelle zone europee più interne per l’abbondanza di materia prima, il legno. Oggi la distinzione più comune tra questi contenitori, viene fatta in base alle dimensioni: legni grandi, con capacità oltre i 5.000 litri; legni medi con capacità comprese tra 1.000 e 5.000 litri; legni piccoli con capacità inferiore ai 1.000 litri (tonneaux e barrique).

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La barrique non è un’invenzione moderna perché il suo utilizzo, insieme ai tonneaux, si impose con i trasporti che si svilupparono nel basso Medioevo tra il contado, dove avveniva la produzione di vino, e la città, nei punti di vendita e di mescita. I trasporti avvenivano spesso

con barconi o con navi a chiglia piatta che navigavano i fiumi, e poi con i tipici carri trainati da buoi o cavalli.

Il legno utilizzato nel costruire questi contenitori era spesso il castagno, l’acacia, il ciliegio, il frassino e altre essenze minori. La scelta dipendeva dall’esigenza di utilizzare il legno, sia per la sua elasticità e resistenza agli urti, sia perché era il materiale più facilmente disponibile in loco. Le dimensioni e la forma facilitavano la movimentazione, anche da una sola persona e si adattavano perfettamente alle dimensioni dei carri per il trasporto.

L’uso di questo tipo di botte in vinificazione avvenne in modo quasi empirico; infatti nelle zone viticole della Borgogna, (all’epoca, produceva vini aciduli ed aggressivi, molto difformi tra azienda ed azienda, anche se limitrofe), si accorsero che i vini che rimanevano a lungo invenduti nei punti di mescita, invece che rovinarsi, miglioravano, diventavano più morbidi e complessi e, soprattutto più simili tra loro. Quando si approfondirono gli studi sull’influenza dei tannini nell’affinamento dei vini, ci si rese conto delle caratteristiche organolettiche apportati dal rovere.

L’enologia moderna ha consentito di rendere scientifiche quelle conoscenze. Purtroppo l’abuso della barrique in Italia e in altre parti del mondo ha dato origine ad una sorta di appiattimento e di omologazione del gusto e, Noi tra i primi, in controtendenza con i giudizi di molti, abbiamo cercato di lanciare nuovi indirizzi gustativi e nuovi approcci al vino, che oggi sono decantati dai più quotati critici di settore: fragranza, frutto, freschezza, piacevolezza e corrispondenza del vino al territorio. Per raggiungere questi obbiettivi seguiamo tecniche di vinificazione e modalità di affinamento personali e comunque legate al nostro territorio ed alle nostre tradizioni.

I contenitori in legno, tra cui le barriques se usate correttamente, concorrono alla piacevolezza del vino, specie se le caratteristiche chimico-fisiche del vino consentono di sfruttare al meglio gli effetti positivi apportati dal legno. Importante è non deturpare il gusto e l’aroma del frutto, sovrapponendo note estranee che nulla hanno a che vedere con l’originaria caratteristica dell’uva.